La parete del collezionista. Omaggio a Luigi Poscia

Il criterio personale con cui gli oggetti raccolti ritrovano le proprie relazioni

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Questa parete è dedicata a Luigi Poscia.
Quando l’Amministrazione comunale acquisì la collezione e lo spazio destinato ad accoglierla, furono chiamati alcuni specialisti del settore per progettare il percorso espositivo.
Gli oggetti raccolti da Luigi divennero così gli elementi attraverso cui costruire un discorso museografico. Venne ideato un percorso che, a ben vedere, aveva però qualcosa di astratto: si basava su categorie come quella di interno ed esterno, familiari agli studiosi e apparentemente dettate dal buon senso, ma lontane dall’esperienza concreta di un collezionista come Luigi.
Quest’ultimo, infatti, non era abituato a riconoscere relazioni evidenti a uno sguardo esperto, quanto piuttosto legami fondati sull’uso reale degli oggetti, rapporti che non riguardavano soltanto la loro funzione ma anche gli usi locali, le abitudini e le ragioni affettive che ne accompagnavano la conservazione.
Dopo l’inaugurazione del Museo, Luigi era solito spostare gli oggetti da una bacheca all’altra, perché secondo lui non erano collocati nel modo corretto. Questo finiva inevitabilmente per creare un po’ di scompiglio nell’identificazione dei reperti e nella corrispondenza con le didascalie.
Accadde così che, un giorno, Fulvia Caruso, la collega che mi precedette nella direzione del Museo, gli offrì questa parete vuota, dandogli la possibilità di allestirla secondo un criterio personale. È l’esposizione che ancora oggi possiamo vedere in questa sezione del percorso allestitivo.
Questa disposizione mi ricorda molto il modo in cui gli stessi oggetti erano esposti nei magazzini di Luigi, prima che la collezione venisse trasferita nel Museo e nei depositi comunali.
È un modo di esporre che non privilegia tanto la logica o la cronologia della filiera produttiva a cui appartiene il singolo arnese, quanto altre esigenze: la necessità di mantenere efficienti gli strumenti di lavoro, il fatto che alcuni oggetti di uso frequente dovessero essere più a portata di mano di altri, oppure il loro abbinamento nello svolgimento di determinate attività.
Ci sono anche oggetti che, apparentemente, non hanno nulla a che fare con i modi di vita locali. Pensate, per esempio, agli zoccoli in legno, che sono evidentemente dei souvenir. Abbiamo scelto di lasciarli qui perché è stato Luigi a collocarli in questo punto e perché anche loro, per quanto possano sembrare fuori luogo – sono infatti tipici del Nord Europa – fanno parte della sua idea di ciò che è utile, importante o semplicemente bello da conservare ed esporre.
Appartengono, insomma, a una sua idea del mondo e, di conseguenza, a un’idea personale di collezione.
Vorrei aggiungere soltanto un particolare, che considero non secondario. Pareti simili a questa, con oggetti disposti secondo uno stile analogo, ne ho viste a decine nelle cantine e nei garage di Latera. Questo ci aiuta a capire che un simile modo di conservare ed esporre le cose non è soltanto una scelta individuale, ma appartiene a una pratica condivisa e a una sensibilità comune.
Questa parete esprime, in questo senso, una vera e propria estetica locale, vernacolare.

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La storia del Museo della terra di Latera